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CULTURA
16 gennaio 2012
Storia (vera) e augurale per il nuovo anno

Nell'estate del 1965 il CeSMAP (Museo Civico Archeologico e di Arte Preistorica di Pinerolo) era alle prese con la sua prima Missione internazionale, al Monte Bego, a Tenda in Francia. Il Prof. Piero Barocelli, all'epoca Decano degli archeologi d'Italia e Soprintendente del Piemonte e Liguria prima dell'ultima guerra, costruttore del rifugio in Val Meraviglie (Alpi Marittime) per le ricerche archeologiche di arte rupestre (negli anni '920, a 2000 m di quota, oggi detto "Refuge des Savants" dai francesi) ci aveva dato le necessarie dritte ed il suggerimento di fare il campo base al Rifugio.

 

Una notte, dormivamo sugli antichi tavolacci a castello del rifugio, ci sveglia un piccolo rumore: Pedro Ricchiardi, oggi avvocato e Presidente del Museo di Pinerolo, che -ovviamente- faceva parte della squadra, accende la pila e cosa vediamo ? un topino che, coricato sul dorso, tiene un uovo (delle nostre provviste) con le zampine e ... un secondo topino che lo tira per la coda come un carrettino !!!

 

Spegnemmo la pila e lasciammo che i topini continuassero il loro lavoro.

 

La coppia di topini ci aveva dato una lezione indimenticabile ! 

 

Dario Seglie

Direttore

Museo Archeologico e Antropologico di Pinerolo

 

 

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Une vraie histoire ancienne et oubliée pour la Nouvelle Année:

 

Durant l'été 1965, le CeSMAP (Musée d'archéologie et d'art préhistorique de Pinerolo, Italie) a été aux prises avec sa première Mission  internationale, au Mont Bégo, à Tende en France. Le Prof. Piero Barocelli, doyen des archéologues  d'Italie et ancien Directeur des Antiquités du Piémont et de la Ligurie avant la Seconde Guerre mondiale, constructeur du Refuge de la Vallée des Merveilles (Alpes Maritimes) pour la recherche archéologique de l'art rupestre (dans les années '920, à 2000 m d'altitude, maintenant appelé «Refuge des Savants" par les Français) nous avait donné les conseils nécessaires et la suggestion de faire le camp de base au Refuge.

 

Une nuit, nous dormions sur les anciennes couchettes superposées du refuge, un peu de bruit nous réveille: Pedro Ricchiardi, maintenant avocat et président du Musée de Pinerolo, qui -bien sûr- a fait partie de l'équipe,  a allumé la lampe portable et que voyons-nous? une souris qui, couché sur le dos, tenant un œuf (de nos approvisionnements) avec ses pattes et ... une deuxième souris qui la tire par la queue comme une brouette!

 

Nous avons éteint la lampe de poche et laissé les souris à continuer leur travail.

 

Le couple de souris nous a donné une leçon inoubliable!

 

 

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A true old forgotten history for the New Year:

 

 

In the summer of 1965 the CeSMAP (Museum of Archaeology and Prehistoric Art of Pinerolo) was struggling with his first international Mission, at Mount Bego, near Tende in France. The Prof. Piero Barocelli, Dean of the archaeologists of Italy and Superintendent of the Piedmont and Liguria before World War II, built in the Merveilles Valley (Maritime Alps) a refuge for archaeological researches of rock art (in the year '920, 2000 m above sea level, now called "Refuge des Savants" by the French) had given us the necessary tips and suggestions to the base camp at the refuge.

 

 

One night, we slept on old bunk-beds in the refuge, a little noise wakes us: Pedro Ricchiardi, now a lawyer and President of the Museum of Pinerolo, which -of course- was part of the team, turns on the light of the torch and what do we see? a little mouse that, lying on his back, holding an egg (from our supplies) with the paws and ... a second little mouse that pulls him by the tail like a wheelbarrow !

 

 

We off the torch and left the mice to continue their work.

 

 

The pair of mice gave us an unforgettable lesson !

 

 

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Una verdadera historia antigua y olvidada para el Año Nuevo: 

 

 

En el verano de 1965, el CeSMAP (Museo de Arqueología y Arte Prehistórico de Pinerolo) estaba luchando con su primera Misión internacional, en el Monte Bego, cerca de Tende, en Francia. El Prof. Piero Barocelli, decano de los arqueólogos de Italia y Superintendente de la Región Piamonte y Liguria antes de la Segunda Guerra Mundial, había construido en el Valle de Merveilles (Alpes Marítimos) un refugio para investigaciones arqueológicas de arte rupestre (en los años '920, 2000 m sobre el nivel del mar, ahora se llama "Refuge des Savants" por los franceses) nos había dado los consejos necesarios y sugerencias para el campamento base en el refugio.

 

 

Una noche, dormimos en las antiguas literas del refugio, un poco de ruido nos despierta: Pedro Ricchiardi, ahora es un abogado y presidente del Museo de Pinerolo, que -por supuesto- fue parte del equipo, enciende la luz de la antorcha y ¿qué vemos? un pequeño ratón que, tendido de espaldas, sosteniendo un huevo (de nos suministros) con las patas, y ... un segundo ratón pequeño que le tira de la cola como una carretilla!

 

Hemos apagado la antorcha dejando los ratones a continuar su trabajo.

 

La pareja de ratones nos dio una lección inolvidable!

 

 

Dario Seglie

Director

Museo Arqueológico y Antropológico de Pinerolo, Italia



La copertina del libro di Patrizio Righero "Un Natale con la coda" 

che vede protagonista il topo "Zaccehte", metafora dell'uomo e del suo cammino

CULTURA
23 dicembre 2011
Cari Amici del Blog "Alle Porte d'Italia"

Con queste brevi note vogliamo prendere congedo da voi che - a decine di migliaia - ci avete seguiti in questo anno 2011 su questo blog che è stato consacrato alle Celebrazioni del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia, evento al quale abbiamo dato la nostra piena e convinta adesione morale e politica, da Cittadini che non vogliono abbassare la guardia rispetto ai valori che i Grandi della Patria ci hanno tramandato, dai Moti del 1821 prodromici al Risorgimento d'Italia, ai valori della Resistenza e finalmente a quelli della nostra Costituzione repubblicana, sacro sacello dell'irrinunciabilità democratica a tutela di ogni persona che vive in Italia.

 

Dear Friends of the Blog "Alle Ported'Italia"

by these short notes we take leave from you, that we have followed -tensof thousands- in the year 2011 on this blog, dedicated to the 150th Anniversary Celebration of the Unification of Italy, an event which we have given our full and convinced moral and political adesion, by Citizens who do not want to letdown their guard with respect to the values that the Ancestors of the Homelandhave hand ed down to us, from the motions of the Risorgimento in Italy,  tothe values  of Resistance, and finally to those of our RepublicanConstitution, sacred shrine of the democratic protection for every person wholives in Italy.


Dario Seglie

DIARI
23 dicembre 2011
Gli auguri del CeSMAP

Cari Amici,

certamente è la prima volta che un bisonte vieneintrodotto in una chiesa e in posizione elevata, sull'altare. Questo Guinnesmondiale dei primati sottolinea  -secondo me- il concetto di reciprocorispetto tra tutte le Religioni, essendo anche un simbolo di Pace, Tolleranza,Libertà, Speranza e Fraternità.

Questo è un altro importante messaggio che promanadalla nostra Mostra "L'Universo degli Indiani d'America",particolarmente adatto in questo periodo sacrale.

Buon Natale e Felice anno 2012.

Dario



Dear Friends,

surely it is the first time that a Bison  is introduced in a churchand in prominent position, on the altar. This Guinnes World Record enhance also- in my opinion - the concept of  mutual respect for all the Religions andis also a symbol of Peace, Tolerance, Liberty, Hope and Fraternity.

This is another important message of our Exhibit "The Universe ofNative Americans", particularly apt in this period of Holyness. 

Merry Christmas and Prosperous New Year 2012.


Dario


Pinerolo, Italy. St. AugustineChurch, one of the three venues of the Exhibit


Cari Amici, Dear Friends,

Il CeSMAP - Museo Civico di Archeologia e Antropologia di Pinerolo è molto lieto ed orgoglioso per il riconoscimento ricevuto : la nostra Mostra "L' Universo degli Indiani d'America", inaugurata il 3/12 us a Pinerolo, ha avuto l'onore ed il rarissimo privilegio di esser prontamente recensita e presentata sul sito Ufficiale statunitense della  prestigiosissima Rivista  National Geographic, il più antico, diffuso e reputato periodico scientifico-educativo, fondato a Washington DC, USA, nel 1888. L'articolo è a firma del Dr. Andrew Howley, giornalista di N. G.  

The CeSMAP -  Pinerolo Civic Museum of Archaeology and Anthropology, is very happy and proud about the acknowledgment received: our Exhibit "The Universe of the Native American", opened on December 3th, 2011, have received the honor and priviledge to be immediately reviewed and displayed by the National Geographic Society official web site of the most antique, widespread and reputed scientific educational review in the world, founded in Washington DC, USA, 1888. The article is by the NG journalist Dr. Andew Howley.
  
Cordialmente, 
All the best,
Dario Seglie

http://newswatch.nationalgeographic.com/2011/12/13/native-american-exhibit-opens-in-italy/

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CULTURA
10 novembre 2011
Ultimi giorni per la mostra "Echi risorgimentali"
Pinerolo, presentazione del libro "Ferro e velluto" il 10 novembre 2011

Proliferano, a Pinerolo, gli eventi inseriti nel progetto "Alle porte d'Italia" - allestito per celebrare il 150° anniversario dell'Unità - e del cartellone 2011 di "Guardare ascoltare conoscere". Nel fine settimana si vivranno infatti gli ultimi giorni della mostra "Echi risorgimentali" presso il Salone dei Cavalieri di Via Giolitti, mentre domani avrà luogo una nuova iniziativa. E' fissata infatti per le ore 18 di giovedì 10 novembre, presso il Salone della Biblioteca Alliaudi, la presentazione del romanzo storico di Nello Manduca dal titolo "Ferro e velluto. La maschera senza volto". L'appuntamento è dunque il Via Cesare Battisti 11, per un incontro ad ingresso libero durante il quale interverrà anche l'autore del testo.



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CULTURA
9 novembre 2011
Anthropologues indignez-vous!

Michaël SINGLETON, Laboratoired'anthropologie prospective (LAAP)

et Département SPED, UniversitéCatholique de Louvain, Belgique

 

 

En matière d’indignation, l’exemple vient nonseulement d’en haut, mais du Très Haut ! La rubrique sur la Colère de Dieu n’est pas, loin s’en faut, la pluscourte dans le Vocabulaire de Théologie Biblique (Léon-Dufour1964).  Tout en reconnaissant que c’est« la colère de l’homme qui a permis d’exprimer cette réalitémystérieuse », l’auteur de cette entrée tient à la réalité autonome dumystère en question.  Ayant toujoursaffaire à des réalités qui sont d’emblée et d’office en (r)apport les unes avecles autres, l’anthropologue ne peut pas croire à ce point à l’Absolu.  Par contre il souscrit volontiers àl’intuition allologique des auteurs de la Bible : l’indignation seconjugue avec l’Autre et donc avec autrui et autre chose ainsi qu’avecl’altérité et avec l’altération.  Si onpeut s’offusquer d’un affront personnel, on ne peut guère s’indigner contresoi-même.  Laissant la question d’uneéventuelle indignation animale à l’éthologue, l’ethnologue constate que l’hommea pu s’indigner aussi bien contre le supra-humain (qu’il soit identifié avecDieu, les Ancêtres, le Destin...) que le para- et l’infra-humain (le Moyen Ageintenta des procès à des animaux et quand les forces naturelles s’acharnent,les victimes innocentes peuvent trouver que Camus était trop candide en parlantde la « tendre indifférence » du monde).  Néanmoins l’indignation a habituellement lieuentre les hommes, pour les uns et contre les autres, et à titre plutôtinstitutionnel qu’individuel.  En 1789,ce n’était pas tant Louis XVI qui indignait les révolutionnaires qu’une royautésacrée qui empêchait les citoyens de (re)prendre leur destin en main.  Ce fut le Temple, le carcan clérical, et nonseulement ses marchands qui indignaient Jésus. C’est sur la Main Invisible, main de fer et non pas de velours, qu’ilfaut taper et non pas uniquement ses sbires. 

 

Or, par définition l’anthropologie s’occupe del’institutionnel et de l’idéologique ; ciblant des systèmes anonymesplutôt que leurs acteurs nominatifs, elle ne se préoccupe qu’accessoirement desétats d’âme.  Si, en tant qu’anthropologue,je devais parler des expressions de l’émotion indignée, ce serait pour remettrela charrue psychologique derrière le bœuf sociologique.  Loin d’inventorier les variations culturellesd’une disposition à l’indignation qui serait substantiellement congénitale àune nature commune à tous les hommes, je serais tenté de conclure, suite à untour d’horizon interculturel à partir de l’Occident contemporain, non seulementqu’il y a autant d’indignations que de cultures, mais que l’indignation telleque vécue et conçue au point de départ ne se trouve plus du tout dans le pointd’arrivée.   Les WaKonongo qui m’avaientaccueilli au fin fond de la Tanzanie comme un des leurs à la fin des années1960 n’étaient pas aussi différents de nous que, mettons, des Papous ou desPatagons.  Ils pouvaient se fâcher ettrouver que certains, notamment les sorciers, exagéraient.  Mais un idéal (dit upole) fait deréserve et du contrôle de soi, les « empêchait » de s’indigner aussibruyamment et brutalement que certains de nos contemporains européens.  Ils encaissaient les effets pervers del’(im)mondialisation naissante sans broncher, se culpabilisant presque pourleur « manque » de développement – « faute », diraient lesmilitants altermondialistes, de conscientisation critique et de pouvoir mettre ledoigt sur les vrais coupables – les pays développés avec leurs banques etmultinationales. 

 

Aujourd’hui, « correction politique »oblige, les anthropologues ont été rendus en (grande) partie responsables decette inconscience indigène.  Lagénération des Malinowski, Evans-Pritchard et autres Griaule a été incriminéed’un manque flagrant d’indignation qui aurait frôlé la complicité sinon lacollaboration avec des structures non seulement aliénantes, mais abominables(Lanternari 1974).  Puisque responsablede la création d’un Laboratoire d’Anthropologie (à l’université« catholique » de Louvain) qui, de « prospective » et« impliquée », était devenue « indignée » bien avant le motd’ordre hesselien (Singleton 2011), loin moi toute idée de justifier icil’injustifiable.  Il n’empêche qu’il fautcontextualiser cette indifférence apparente des anthropologues d’antan à desenjeux éthiques et en retenir ce qui vaut encore pour nous. 

 

Le refus de s’indigner ouvertement de la part d’uneanthropologie se professionnalisant à l’époque coloniale répondait à lanécessité de naviguer entre le Charybde de l’impérialisme occidental et leScylla de la négritude naissante.  D’uncôté, les apôtres et les administrateurs de la civilisation chrétienne condamnaientintempestivement et sans appel la superstition satanique et la stupiditéscientifique des sauvages.  De l’autre,les Césaire, Senghor et autres Kenyatta pensaient que pour s’attaquer à lapoutre qui obstruait la vision des Blancs, il fallait minimiser la paille dansl’œil du Noir.  Avant de condamnermassivement ou de consacrer sélectivement, l’anthropologue proposait decomprendre d’abord les raisons d’être des philosophies et pratiques primitives– orgies sexuelles et banquets cannibales inclus.  Puisque, entre autres, le futur et premierprésident du Kenya indépendant n’avait rien trouvé à redire à propos del’excision, qui était l’anthropologue alors, toute femme qu’elle fût, à faireautre chose que de simplement constater le phénomène (comme l’avait fait Paulmeen 1954  – signe des temps nouveaux sinonmeilleurs, j’ai pu « sponsoriser » récemment un colloque sur lesmutilations génitales des deux sexes (Zabus 2008))? 

 

C’est possible que la neutralité représentée parl’absence d’indignation ait été « nécessité faite vertu ». Il n’empêcheque la restriction mentale imposée par le devoir de réserve académique peutcontribuer à une crédibilisation accrue de l’indignation. C’est ainsi que,après m’être d’abord indigné moi-même contre la sorcellerie et la magie, j’aifini par comprendre non seulement leur bien fondé, mais leur portée positive(Singleton 1980).   La peur de voir desvieux jaloux téléguider mystérieusement des hyènes anthropophages contre safamille avait empêché un jeune voisin de profiter de mon offre de la tôleondulée.  En le libérant de la corvéeannuelle de couvrir sa case de chaume, cela lui aurait permis de profiter detravaux plus rentables. C’est ainsi que je voyais les choses en 1969.  Mais le développement même venant à être identifiéà une occidentalisation certaine du monde (Latouche 1989), dix ans après nonpas des « faits » (qui sont toujours des (f)actualisations) mais dela collecte des données, j’ai fini par en faire radicalement autrechose.   En l’occurrence, la croyance enla sorcellerie m’est apparue comme une injonction institutionnalisée desolidarité et de sécurité sociale (Singleton 1980).  « Tant que tout le monde ne peut pas sepermettre ce luxe, personne n’y a droit. » Et si le faiseur de pluie, en plus de croire que son poulet noir offertaux nus propriétaires ancestraux pour qu’ils rouvrent les robinets célestes,était à la fois et surtout un faiseur d’hommes et un Ecologiste Radical(« Deep Ecologist ») avant la lettre (Singleton 2010)?  Car d’un côté, comme l’aurait dit Teilhard deChardin, tout en faisant de la pluie il réactivait les énergies humaines,redonnant confiance à des compatriotes paysans qui, craignant le pire,pouvaient se trouver totalement démotivés, et de l’autre, reconnaissait que lesressources vitales, loin d’être purement naturelles, appartenaient en propre àdes Autorités qui veillaient à leur bon usage.  

 

Mais il est vrai aussi qu’en amont philosophique laréticence des anthropologues à monter immédiatement au front répondait à leurinféodation à un plafond paradigmatique dont peu étaient critiquementconscients.  Il allait de soi pour laplupart de mes ancêtres dans la foi anthropologique que « savoir »était « voir », et qu’il fallait voir théoriquement avant d’éventuellementagir pratiquement.  (Dans une cultureorale, « comprendre » c’est « entendre » : en oralitéles esprits ne font pas des apparitions comme notre Vierge Marie, ilscommuniquent leur bon ou mauvais vouloir de vive voix.)  De toute façon, en tant qu’expertsacadémiques, ils n’avaient pas à se salir les mains, du moins pas de la mêmefaçon que les missionnaires, les militaires, les marchands et autres managersimpérialistes.  La valorisation moralefaisant suite à la vision métaphysique, ils pouvaient se contenter, en tantqu’intellectuels universitaires, de donner leur point de vue, mais n’avaientpas à s’engager axiologiquement.  Cettenon implication et indifférence amorale s’appuyait sur la distinction faite parla philosophie pérenne entre le substantiel et l’accidentel – une oppositionqui induisait l’illusion d’un en soi innocent de toute cause morale et nedevenant sujet à caution ou à indignation qu’après coup.  C’est ainsi que le monde savant parlait de laMagie comme étant essentiellement amorale, son bon usage donnant lieu à lamagie blanche, là où son mésusage équivalait à la magie noire.  Il faut avoir vécu avec des ensorcelés pourcomprendre que l’indigène s’indigne non pas contre l’abus d’une substanceneutre, mais contre quelqu’un qui lui en veut à mort.  La Sorcellerie – « ça » n’existepas, seul existe tel ou tel sorcier singulier. L’homme n’a pas inventé le couteau puis s’est demandé après coup cequ’il pourrait bien en faire – couper du salami ou poignarder son voisin ?   Tout objet répond au projet d’un sujet, etun projet sans valeur et donc digne ou indigne « ça » n’existe pasnon plus.  A l’encontre des cultures quil’ignorent, l’indignation occidentale risque de se laisser piéger par cetteéquivoque onto-épistémologique.  Car ellepermet au christianisme catholique d’émousser l’indignation en représentantl’intolérance inquisitoriale comme un accident de parcours, là où elle estintrinsèquement incluse dans le prix de n’importe quelle institution àl’idéologie totalitaire.  Pas plus que laMagie, le Capitalisme n’a pas deux visages, l’un humain l’autre moins ;dès sa naissance il aurait dû susciter une indignation inconditionnelle.

 

Heureusement, depuis le passage de philosophes commeLevinas et Ricœur, sans que l’anthropologie puisse ne pas fonctionner commepartie intégrante d’une certaine occidentalisation du monde, on sait que« faire sens »  relève d’unAgir foncièrement éthique qui, à l’occasion, implique intrinsèquement le devoird’indignation.  Mais cette affirmationaxiomatique n’engage à rien de bien concret. Contre quoi, quand et comment y a-t-il lieu de s’indigner ?  C’est ici, si on me permet un plaidoyer pourma chapelle, que l’anthropologie peut intervenir pour permettre une indignationmoins primesautière, plus pondérée et donc plus porteuse de rapports humainséquitables et de relations environnementales équilibrées.  « S’indigner ou ne pass’indigner ? » n’est pas la question. La mission de l’anthropologuen’est pas la démission.  Il ne s’agit pasde renoncer au combat, mais de ne pas se tromper d’adversaires. 

 

Deux cas pour conclure, car un apport anthropologiqueà un enjeu de société n’est rien si ce n’est le rappel que tout cas est un casà part entière.  Sur mes terrainsafricains j’ai eu affaire à des situations sociohistoriques qui ont indigné mesinterlocuteurs féministes et égalitaristes. Chez les WaKonongo, la moitié du temps la moitié des femmes étaientpossédées par des esprits.  Ces dernierspouvaient à l’occasion demander de pouvoir fumer en public, de manger du riz,d’avoir une nouvelle robe... toutes choses que, risquant de se faire rembarrerpar leurs hommes, les femmes n’avaient pas intérêt à exiger directement parelles-mêmes.  Je dis bien« n’avaient pas intérêt » et non pas « n’osaient pas ».  Car mises au parfum du phénomène, desféministes du Nord, outrées, indignées, proposaient de se rendre illicosur place libérer leurs sœurs opprimées du Sud en leur redonnant le pouvoir quileur revenait de droit humain. Compréhensible, cette réaction ethnocentrique n’était pas des plusplausibles ; réalisée, elle aurait peut-être fait plus de dégâts que debien.  En effet, une jeune épouse konongoqui trouvait que son mari ne respectait pas le contrat de mariage (quiprévoyait entre autres le « don » annuel d’un nouveau pagne), avaittoute liberté de claquer la porte et de rentrer chez elle.  Dans un système virilocal où l’épouse esttransférée sans beaucoup de ménagements dans le foyer de son mari et surtout deson beau père patriarcal, elle continue longtemps à s’y sentir comme uneétrangère exploitée.  Si de bonne foi(car la possession n’est pas plus une ruse que l’hystérie ne fut bidon) elle setrouve possédée et qu’il se trouve que son esprit demande en son nom une robe,c’est qu’elle veut bien encore rester sur place avec son mari.  La possession, d’ailleurs, permettait auxhommes de sauver leur face et leur couple : comme m’enjoignait un époux, àla réputation virile chancelante et qui n’avait pas assez de sous cetteannée-là pour acheter la robe sollicitée par l’esprit qui possédait safemme : « faites savoir aux vieux et à mes compagnons que je n’ai pascédé à ma femme, mais que j’ai acheté des sandales pour son esprit »(Singleton 1977).  Je comprends que celapuisse provoquer de l’indignation chez certain(e)s, mais je trouve nonseulement plus prudent mais plus payant de laisser faire aux plus intéressé(e)scomme bon leur semble.  Je ne dis pas queles féministes n’avaient pas raison de s’indigner face aux conditions quiétaient faites aux femmes en Europe.  Jepense tout simplement que les conditions africaines n’étant pas identiques,elles ne méritent pas le même type ou le même degré de réaction indignée.

 

Au milieu des années 1986, j’ai eu à organiser destravaux de participation observante dans des communautés villageoises du Congo(Singleton 1986).  Les relationsintergénérationnelles étaient devenues plus que problématiques suite à unchangement de fait dans la distribution du pouvoir, du savoir et del’avoir.  Là où autrefois ces troischoses avaient été monopolisées à juste titre par les aînés, elles étaient entrain de passer, au moins en partie, entre les mains de la générationmontante.  Du dehors et au loin enEurope, des collègues, indignés ont stigmatisé la gérontocratie comme une« structure pathogène » - une conclusion que des missionnaires du crun’auraient pas récusée (Cambron et Delabie 2008).  De nouveau, et sans nier qu’il fallaitréajuster les rapports entre vieux et jeunes, cette indignation me paraissaitreprésenter non seulement une interprétation inopportune, mais aurait étésocialement destructrice si jamais elle avait été mise à exécution sous formed’un projet donnant plus sinon tout pouvoir aux jeunes.  Il faut bien se rendre compte qu’à un certainmoment et dans un certain milieu, placer tous ses œufs dans le paniergérontocratique était pragmatiquement la plus payante des stratégies de surviedarwinienne.  Dans la situationsociohistorique représentée par cette « Afrique des Villages » dontparlait mon regretté ami camerounais, Jean-Marc Ela, plus on vieillissait, plusgrandissait son utilité publique.  Par lesimple fait de croître en âge, son savoir faire (comme localiser des bonnesterres ou sentir où se terrait le gibier), son savoir moral (comment réagir àdes deuils ou gérer le stress polygame) et sa sagesse mystique (dont lafacilité de contact avec les gestionnaires ancestraux des ressources vitales etla faculté de faire un sort aux sorciers) – tout ça et amplius augmentait...à vue d’œil objectif de tout le monde (femmes et enfants, adolescents etadultes compris).  Le caractère obvie dela rentabilité réalisée grâce au respect des seniors, morts et vivants, a étémal traduit par des observateurs européens comme « un culte religieux desesprits ancestraux ».  Car entreprésenter les premières calebasses de bière à son vieux père ou lui réserverles meilleurs morceaux de viande et verser quelques gouttes de la même bièresur le reliquaire de son grand père « trépassé » et y laisserquelques restes de repas carnés, il n’y a qu’une différence formelle etaucunement de nature. Rien de purement ethnographique ne justifie le fait(excessivement ethnocentrique) de cantonner le premier geste dans le domaine dela politesse profane là où le second relèverait d’une prétendue religiositéprimitive.    Si de nos jours le malnommé « culte des ancêtres » a disparu, ce n’est nullement à cause del’indignation des  missionnaireschrétiens face à des pratiques païennes, c’est tout simplement parce qu’unProgrès techno-scientifique à l’occidentale est venu à bout de l’enracinementempirique des égards dus au troisième âge en tant que sacrement d’un PasséParfait.  S’indigner contre des vieuxdéboussolés par des changements dont ils sont les victimes ne sert pas àgrand-chose s’il ne s’accompagne pas d’efforts pour (re)trouver un rôleempiriquement pertinent pour des seniors (Singleton 2002).  Une indignation fiable doit déboucher surquelque chose de plus digne.

*

*   *

Dans la Cité universitaire, l’anthropologie académiqueoccupe une niche aussi modeste que marginale. Si elle se permet de voir nettement plus grand, c’estqu’étymologiquement parlant elle est mandatée pour se préoccuper de la logiquehumaine tout court – rien de moins, rien de plus ! Humainement parlant,cet anthropologue-ci pense devoir conclure qu’il est bien, vere dignum et iustumest, que l’homme s’indigne quand et autant qu’il faut – quitte à ajouter 1.Qu’il serait peut-être mieux (in principiis obstat) d’empêcher desinstitutions et des idéologies d’escalader au point où l’indignation semble laseule solution qui s’impose et 2. De proposer qu’à cette fin on examinesérieusement le type de culture (représenté aussi bien par la commune hippy quepar la bande pygmée (Douglas 1974)) où le langage et la logique del’indignation n’ont tout simplement pas lieu. Indignons-nous mais surtout rendons-nous dignes de ne plus devoir nousindigner.

 

Novembre 2011

 

 

Bibliographie

 

Cambron, E. et D.Delabie o.m.i. Où veulent-ils en venir ? Cheminements de communautés

            interclaniques en milieu coutumier,Idiofa (RD. Congo), Centre Pastoral, 2008.

 

Douglas, M. NaturalSymbols, London, Penguin, 1974.

 

Lanternari, V. Antropologiae imperialismo, Torino, Einaudi, 1974.

 

Latouche,S. L’occidentalisation du monde, Paris, La Découverte, 1989.

 

Léon-Dufour, X et alii, Vocabulaire de ThéologieBiblique, Paris, Cerf, 1964.

 

Paulme, D. Les gens du riz. Les Kissi de la HauteGuinée, Paris, Plon, 1954 (1970).    

 

Singleton, M.

 

            « Obsessionwith Possession », Pro Mundi Vita (Bruxelles) 1977, pp.1-51.

 

            « Who’s Who in African Witchcraft ? », ProMundi Vita (Bruxelles), 1980, pp.1-             51.

 

            « Une recherche en éco-santé », Prelude(Namur), 1, 1986, pp. 36-46.

 

            « Duculte des ancêtres à la rentabilité des seniors : une anthropologie

            réalistedes (r)apports du troisième âge » in Jeunesses, Vieillesses, Démographies

et Sociétés sous la dir de Fr. Gendreau, D. Tabutin et M. Poupard,Paris/LLN,

l’Harmattan/Academia Bruylant, 2002, pp.61-81.

 

Histoires d’Eaux Africaines, Louvain la Neuve, Academia, 2010.

 

 « Pour uneanthropologie de la libération », Recherches Sociologiques et

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Zabus, Ch. Fearful Symmetries. Essays andTestimonies around Excision and Circumcision,

            Amsterdam,NY, Rodopi, 2008.




permalink | inviato da alleporteditaliapinerolo il 9/11/2011 alle 13:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Curiosità
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«L’Italia è sorta libera. Onore al popolo, che seppe tornare sovrano, ed al Re che sostenne e difese 22 milioni d’Italiani. Esultiamone tutti senza studio di parti. Tutti, colla penna o la spada, tutti contribuirono a questo meraviglioso risorgimento». Pur dense della retorica dell’epoca, le parole pronunciate alla Camera da Angelo Brofferio il 14 marzo 1861, di fronte a Urbano Rattazzi che presiedeva la seduta e ai ministri, fra i quali Minghetti e Cavour, hanno il merito di rinverdire in poche righe le vicende straordinarie di quegli anni e i principali protagonisti: tutti quegli uomini e donne che, con la penna o la spada, lottarono per dare a 22 milioni di Italiani una patria comune. Fu la rinascita della nazione italiana, il «risorgimento», appunto, che prese avvio con le prime rivendicazioni costituzionali avanzate nel 1821 da carbonari e militari, nell’ambito di quei moti che vedono la scintilla prima nei circa 300 cavalleggeri che partono alla volta di Alessandria, sotto il comando di Santorre di Santarosa e Guglielmo Moffa di Lisio, dalle caserme di Pinerolo. Anche per questo Pinerolo e il pinerolese non potevano non far sentire la propria voce per festeggiare degnamente le migliaia di persone che, in quei decenni del XIX secolo, fecero l’Italia e tutti coloro i quali, nei 150 anni seguenti, si sono sacrificati, a vario titolo e nei più diversi contesti, per difendere e diffondere quei valori di libertà e democrazia che la nostra Costituzione, figlia del secondo Risorgimento, la Resistenza, incarna e fa propri. Il Sindaco di Pinerolo, Paolo Covato L’Assessore alla Cultura, Paolo Pivaro _________________ Questo blog si propone come spazio di informazione e di approfondimento per presentare le iniziative e le celebrazioni, ma anche per mostrare il profilo, spesso sconosciuto, di uomini e donne che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo dello stato italiano. Il Comune, il Cesmap, la Biblioteca civica Alliaudi e il Museo dell'Arma di Cavalleria sono i promotori di questo spazio e delle proposte in programma a partire già dal 12 marzo (190 anni dall'inizio dei moti del 1821, "aurora del risorgimento").



IL CANNOCCHIALE